Normativa ATEX e CLASSIFICAZIONE LUOGHI CON PRESENZA DI GAS

Normativa ATEX e CLASSIFICAZIONE LUOGHI CON PRESENZA DI GAS

EN 60079-10-1: Atmosfere esplosive. Parte 10-1: Classificazione dei luoghi - Atmosfere esplosive per la presenza di gas

Normativa ATEX e CLASSIFICAZIONE LUOGHI CON PRESENZA DI GAS

L’ultima edizione della normativa ATEX è stata pubblicata come EN il 1° Aprile 2016.
La norma ATEX EN 60079-10-1 tratta la classificazione dei luoghi dove possono manifestarsi pericoli associati alla presenza di gas o vapori infiammabili e può pertanto essere utilizzata come base per effettuare la corretta scelta ed installazione di apparecchiature per l’uso nei luoghi pericolosi. 
E’ previsto che la presente Direttiva ATEX sia applicata dove può esserci un pericolo di accensione dovuto alla presenza di gas o vapori infiammabili, miscelati con l’aria.

Tra le novità introdotte dalla normativa ATEX vi è una metodologia descritta nell’allegato D per la stima delle zone pericolose. Fino ad oggi si utilizzava la metodologia descritta nella guida CEI 31-35. Rispetto a quest’ultima, la metodologia dell’allegato D è più semplice e porta però a risultati diversi.

La classificazione delle AREE ATEX, ossia dei luoghi di rischio, è un metodo per analizzare e classificare l’ambiente dove si possono formare atmosfere esplosive per la presenza di gas o polveri, al fine di facilitare la corretta scelta, installazione e funzionamento delle apparecchiature da impiegarsi con sicurezza in tale ambiente.
La classificazione AREE ATEX tiene anche in considerazione le caratteristiche di accensione del gas o delle polveri, quali l’energia di accensione e la temperatura di accensione.
La classificazione dei luoghi ha due obiettivi principali:
§  la determinazione del tipo di ogni zona pericolosa, e
§  l’estensione della zona.
Nel determinare dove può manifestarsi un’emissione di gas o polvere infiammabile, occorre valutare la probabilità e la durata dell’emissione, in base al grado di emissione. Per ciascun grado di emissione, sono valutati i fattori necessari per stabilire la base di partenza per valutare la presenza o meno di un’atmosfera esplosiva e per determinare eventualmente il tipo e/o l’estensione delle zone pericolose.

La normativa ATEX EN 60079-10-1 distingue tre Gradi di emissione della sorgente:
grado di emissione continuo [3.4.2]. Emissione continua oppure che è prevista avvenire frequentemente o per lunghi periodi.
NOTA Entrambi i termini “frequentemente” e “lunghi” sono previsti per descrivere una probabilità estremamente elevata di una potenziale emissione. A tale proposito, questi termini non devono essere necessariamente quantificati.
grado di emissione primo [3.4.3]: Emissione che può essere prevista avvenire periodicamente oppure occasionalmente durante il funzionamento normale
grado di emissione secondo [3.4.4]: emissione che non è prevista avvenire nel funzionamento normale e, se essa avviene, è probabile accada solo poco frequentemente e per brevi periodi.
La probabilità della presenza di un’atmosfera esplosiva per la presenza di gas dipende principalmente dal grado dell’emissione e dalla ventilazione. Questo è identificato come una ZONA ATEX. Le zone sono riconosciute come: Zona ATEX 0, Zona ATEX 1, Zona ATEX 2 e luogo non pericoloso.
Dove le zone ATEX originate da sorgenti di emissione adiacenti si sovrappongono e presentano una classificazione diversa, nel luogo di sovrapposizione sarà applicato il criterio di classificazione più severo. Dove le zone di sovrapposizione sono della stessa classificazione, si applicherà normalmente questa classificazione comune. 
Ci sono tre gradi base di emissione, così come prima elencati.

In base a:

  • Grado di Emissione della Sorgente
  • Efficacia della Ventilazione
  • Tipo di Diluizione
  • Disponibilità della Ventilazione

Si determina il tipo di zona ATEX (Tabella D.1 – Zone in relazione al grado di emissione e all’efficacia della ventilazione).

Sicurezza nella robotica collaborativa

Non esiste un "robot collaborativo". Questa è una delle prime dichiarazioni di chi lavora nella robotica collaborativa. Il motivo è che un robot può essere progettato per un compito collaborativo, ma è l'applicazione che rende il "robot collaborativo". Lo standard di riferimento per l'applicazione collaborativa è ISO / TS 15066: 2016 - ROBOT E DISPOSITIVI ROBOTICI - ROBOT COLLABORATIVI Lo standard sarà incluso nella nuova edizione di 2 importanti standard sui robot: ISO 10218-1: Robotica - Requisiti di sicurezza per i sistemi robotizzati in ambiente industriale - Robot ISO 10218-2: R