PROTEZIONE DAI CONTATTI DIRETTI: IPXXB o IP2X?

PROTEZIONE DAI CONTATTI DIRETTI: IPXXB o IP2X?

PROTEZIONE DAI CONTATTI DIRETTI: IPXXB o IP2X?

IL DUBBIO
Spesso sulle norme elettriche leggiamo che i quadri e/o i dispositivi elettrici in generale devono garantire un grado di protezione contro l’accesso a parti pericolose (pericolo contatti diretti) pari almeno a IPXXB o IP2X in accordo con la IEC 60529. Ma cosa significano nello specifico questi codici, e quali differenze esistono tra il grado di protezione IPXXB e il grado IP2X?

CONSIDERAZIONI  
Partiamo dall’analisi della struttura del codice IP. Il codice del grado di protezione è formato dalle seguenti parti: 
-    Lettera caratteristica (Protezione internazionale) IP
-    Prima cifra significativa (cifra da 0 a 6, o lettera X)
-    Seconda cifra significativa (cifra da 0 a 8, o lettera X)
-    Lettera addizionale (opzionale) (lettera A, B, C, D)
-    Lettera supplementare (opzionale) (lettere (H, M, S, W)

CONSIDERAZIONE  
Partiamo dall’analisi della struttura del codice IP. Il codice del grado di protezione è formato dalle seguenti parti: 
-    Lettera caratteristica (Protezione internazionale) IP
-    Prima cifra significativa (cifra da 0 a 6, o lettera X)
-    Seconda cifra significativa (cifra da 0 a 8, o lettera X)
-    Lettera addizionale (opzionale) (lettera A, B, C, D)
-    Lettera supplementare (opzionale) (lettere (H, M, S, W)

La prima cifra caratteristica indica che: 
-    L’involucro fornisce la protezione dell’apparecchiatura contro la penetrazione di corpi solidi estranei; e contemporaneamente
-    L’involucro fornisce la protezione delle persone contro l’accesso a parti pericolose, impedendo o limitando la penetrazione nell’involucro di una parte del corpo o di attrezzo impugnato da una persona.

La seconda cifra caratteristica indica il grado di protezione dell’involucro contro gli effetti dannosi sull’apparecchiatura dovuti alla penetrazione di acqua. 

La lettera addizionale indica il grado di protezione per le persone contro l’accesso a parti pericolose. 
Le lettere addizionali sono usate solo:
-    Se la protezione effettiva contro l’accesso a parti pericolose è superiore a quella indicata dalla prima cifra caratteristica; 
-    Oppure se è indicata solo la protezione contro l’accesso a parti pericolose, la prima cifra caratteristica viene allora sostituita con una X. 

Le lettere supplementari forniscono ulteriori informazioni.

Analizziamo ora i due gradi di protezione IPXXB e IP2X.

Secondo la Norma EN IEC 60529, un’apparecchiatura marcata IPXXB è protetta contro l’accesso con il dito; ovvero il calibro “dito di prova articolato” di diametro 12 mm e lunghezza 80 mm mantiene una adeguata distanza dalle parti pericolose.  

Secondo la Norma EN IEC 60529, un’apparecchiatura marcata IP2X è protetta contro corpi solidi estranei di diametro ≥ 12,5 mm; ovvero il calibro-oggetto, sfera di diametro di 12,5 mm non è in grado di penetrare completamente. Inoltre, questa marcatura garantisce anche la protezione contro l’accesso a parti pericolose. In particolare, un’apparecchiatura marcata IP2X è protetta contro l’accesso a parti pericolose con il dito; ovvero il calibro "dito di prova articolato" di diametro 12 mm e di lunghezza di 80 mm rimane ad una adeguata distanza dalle parti pericolose. 
 

CONCLUSIONE
Il grado di protezione IPXXB deve essere scelto quando il pericolo è il raggiungimento di parti attive. Questo grado rappresenta condizione necessaria e sufficiente per la protezione dai contatti diretti.
Il grado di protezione IP2X deve essere scelto quando il problema è sia l’ingresso di materiale solido (con diametro ≥ 12,5 mm) nell’apparecchiatura elettrica sia il raggiungimento di parti attive. Questo grado di protezione assicura infatti la medesima protezione dai contatti diretti offerta dal grado IPXXB.  Questo grado rappresenta condizione sufficiente per la protezione dai contatti diretti. 

Per quanto riguarda la protezione dai contatti diretti, il grado IP2X è equivalente al grado IPXXB garantendo il non raggiungimento con il dito di prova di parti attive. 
 

Sicurezza nella robotica collaborativa

Non esiste un "robot collaborativo". Questa è una delle prime dichiarazioni di chi lavora nella robotica collaborativa. Il motivo è che un robot può essere progettato per un compito collaborativo, ma è l'applicazione che rende il "robot collaborativo". Lo standard di riferimento per l'applicazione collaborativa è ISO / TS 15066: 2016 - ROBOT E DISPOSITIVI ROBOTICI - ROBOT COLLABORATIVI Lo standard sarà incluso nella nuova edizione di 2 importanti standard sui robot: ISO 10218-1: Robotica - Requisiti di sicurezza per i sistemi robotizzati in ambiente industriale - Robot ISO 10218-2: R