L’impiego di interruttori differenziali di tipo B

L’impiego di interruttori differenziali di tipo B

Ultima modifica 06/08/2021

Molte volte vi è confusione sull'obbligo o meno di interruttori differenziali di tipo B a protezione di linee in cui vengono impiegati azionamenti a velocità variabile per il controllo di motori asincroni: chiariamo ogni dubbio!

Il Dubbio

Un interruttore differenziale di tipo B è obbligatorio quando si utilizzano azionamenti a velocità variabile, più comunemente chiamati “inverter”?

Considerazioni

Esistono interruttori differenziali di vari tipi:

  • Differenziali di tipo AC che rilevano correnti residue di guasto sinusoidali. Essi sono impiegati per usi generali e coprono la maggior parte delle applicazioni industriali e civili.
  • Differenziali di tipo A: oltre alle caratteristiche di rilevamento dei tipo AC, quelli di tipo A rilevano anche correnti residue pulsanti (o raddrizzate) con componenti continue.
  • Differenziali di tipo B: oltre alle caratteristiche di rilevamento dei tipo A, quelli di tipo B rilevano anche correnti continue residue pure (senza alcun tipo di pulsazione o ondulazione), che possono essere causate da guasti all’interno di un inverter.

Gli inverter hanno uno Standard di prodotto: EN 61800-5-1: Sistemi di azionamento elettrico a velocità variabile - Parte 5-1: Requisiti di sicurezza - elettrici, termici ed energetici.

Qui di seguito riportiamo ciò che la Norma specifica riguardo all'uso obbligatorio degli interruttori differenziali di tipo B.

[EN 61800-5-1: 2009] 6.3.6.7 Corrente del conduttore equipotenziale di protezione

[…] Quando si applica 4.3.10 b), deve esser inserita un’avvertenza nel manuale d’uso e sul prodotto deve essere apposto il simbolo n° 0434 della ISO  7000(2004-01) (vedere l’Allegato H).  L’avvertenza deve essere la seguente: “Questo apparecchio può causare una corrente continua nel conduttore equipotenziale di protezione.  Quando, per la protezione in caso di contatto diretto o indiretto, viene impiegato un interruttore differenziale (RCD) o un dispositivo di monitoraggio della corrente differenziale (RCM), sul lato alimentazione dell’apparecchio, è ammesso esclusivamente l’impiego di un RCD o RCM di Tipo B..”

Nell’estratto qui sopra riportato, fondamentale è la parola “Quando”. La Norma ci sta dicendo che qualora, per proteggere una macchina o parte di essa dai contatti indiretti, il produttore si voglia affidare a un interruttore differenziale, allora quest’ultimo deve essere di tipo B. Ma quando dobbiamo affidarci a un interruttore differenziale per la protezione dai contatti indiretti?

1. Nei sistemi TN quando la taratura della protezione magnetica non è in grado di aprire la corrente di guasto. 

2. Nella maggior parte dei sistemi TT (in Italia in tutti i sistemi TT).

Conclusione

Se la vostra macchina è installata in un sistema TN e avete verificato che, in caso di guasto, la protezione magnetica dedicata (Branch Circuit Protection nella terminologia nordamericana) apra il circuito di guasto, non è necessario installare alcun interruttore differenziale e, a maggior ragione, non è necessario uno di tipo B.

Sicurezza nella robotica collaborativa

Non esiste un "robot collaborativo". Questa è una delle prime dichiarazioni di chi lavora nella robotica collaborativa. Il motivo è che un robot può essere progettato per un compito collaborativo, ma è l'applicazione che rende il "robot collaborativo". Lo standard di riferimento per l'applicazione collaborativa è ISO / TS 15066: 2016 - ROBOT E DISPOSITIVI ROBOTICI - ROBOT COLLABORATIVI Lo standard sarà incluso nella nuova edizione di 2 importanti standard sui robot: ISO 10218-1: Robotica - Requisiti di sicurezza per i sistemi robotizzati in ambiente industriale - Robot ISO 10218-2: R