L'accesso alle Norme armonizzate potrebbe diventare gratuito?

L'accesso alle Norme armonizzate potrebbe diventare gratuito?

L'accesso alle Norme armonizzate potrebbe diventare gratuito?

 

Come sappiamo, l’aderenza alle Norme Armonizzate da parte del costruttore garantisce la presunzione di conformità ai RESS (Requisiti Essenziali di Salute e Sicurezza), conformità necessaria ed obbligatoria per ottenere la marcatura CE delle merci e la conseguente libera circolazione sul mercato comunitario. L’applicazione delle Norme Armonizzate non è un obbligo, ma uno fra i metodi possibili per garantire la sicurezza dei propri prodotti; nella pratica, le Norme Armonizzate costituiscono la via maestra (presunzione di Conformità), seguita da ogni costruttore, per ottenere la certificazione CE. Per un approfondimento sul tema si rimanda al seguente articolo.


Proprio basandosi sulla formale non-obbligatorietà delle Norme, gli enti normatori (CEN, CENELEC e ETSI a livello europeo), rivendicano la proprietà intellettuale sulle stesse: i costruttori devono quindi pagare per ottenere l’accesso alle norme, e sia le copie digitali sia quelle cartacee non possono essere riprodotte o diffuse dopo l’acquisto.
 

LE NORME ARMONIZZATE SONO LEGGI?

La concezione delle Norme Armonizzate avviene proprio per eliminare le specifiche tecniche dal corpo legislativo europeo ed uniformare le leggi degli Stati Membri: invece di uniformare i requisiti tecnici di ogni stato (Old Approach, metodo dispendioso e di complessa applicazione) vengono uniformati solo i generici requisiti di sicurezza, indicando poi delle normative esterne private come possibile modo per conseguirli (New Approach - 1985). 


Le Norme Armonizzate non sono però nemmeno semplici documenti privati: la loro creazione avviene sotto esplicita richiesta della Commissione Europea, che si occupa poi di approvarne il contenuto. Una volta approvata, la norma entra  nel novero delle Norme Armonizzate, il suo inserimento in questa famiglia di standard è ufficializzato sulla Gazzetta Ufficiale Europea, al pari delle leggi emanate dal Parlamento Europeo. 


Recenti casi giudiziari hanno messo in discussione il valore ufficiale delle Norme Armonizzate: sia in James Elliott Construction Limited v Irish Asphalt Limited (C 613/14) sia in Global garden product v European commission (ECLI:EU:T:2017:36), la Corte Europea si è ritrovata a giudicare la posizione legale delle norme, ed in entrambi i casi ne è stato riconosciuto il valore giuridico equiparabile a legge europea 

[40] “ […]Da quanto precede discende che una norma armonizzata come quella di cui trattasi nel procedimento principale, adottata sulla base della direttiva 89/106, i cui riferimenti sono stati oggetto di una pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea, rientra nel diritto dell’Unione, dal momento che è facendo riferimento alle disposizioni di tale norma che si determina se la presunzione prevista dall’articolo 4, paragrafo 2, della direttiva 89/106 si applichi o meno a un determinato prodotto.”


Ulteriori informazioni su gli sviluppi legali di questi casi sono disponibili in questo approfondimento.
 

SE LE NORME FANNO PARTE DEL DIRITTO EUROPEO, DEVONO ESSERE ACCESSIBILI GRATUITAMENTE?

Secondo questi sviluppi, le Norme Armonizzate sembrerebbero fare parte del corpo legislativo europeo. Se così fosse, l’immediata conseguenza sarebbe l’obbligo di fornirle al pubblico gratuitamente, come avviene per le altre leggi. 


Un primo tentativo di rendere gratuito l’accesso alle norme è già avvenuto in Germania, con esito negativo. Nel 2014, degli enti governativi tedeschi fornirono gratuitamente nei loro siti alcune norme parziali (EN 1400-1 allegati K9;K10, EN 1400-2 Allegato K11;K12, EN 1481 Allegato K7, EN 1482 Allegato K8), riguardanti fra le altre cose requisiti di sicurezza per oggetti per neonati. La DIN (Deutsches Institut fur Normung), l’ente normatore tedesco, sporse denuncia per violazione del diritto d’autore, richiedendo l’immediata eliminazione delle norme dai siti in cui erano state gratuitamente pubblicate. Sia il Tribunale Regionale sia la Corte Nazionale di Amburgo diedero ragione alla DIN, riconoscendo la proprietà intellettuale della norma.


Gli sviluppi del già citato caso Elliott potrebbero però fornire nuove basi di giudizio sulla questione, questione che potrebbe essere chiarita nei primi mesi del 2021 dalla Commissione stessa, in risposta all’interrogazione ufficiale da parte di Carl Malamud. Carl Malamud è un attivista civile statunitense noto per la sua lotta politica in favore della circolazione gratuita online dei codici legislativi, e dal 2015 ha iniziato una campagne per rendere gratuito l’accesso alle norme riguardanti la sicurezza dei giocattoli per bambini (UNI EN 71:2018); Malamund rivendica il diritto dei genitori di poter accedere alle normative riguardanti i giocattoli dei loro figli, ed ha pubblicato sul proprio sito la versione precedente della normativa rendendola gratuitamente consultabile. Dopo due petizioni al governo britannico (2015 e 2019), Malamund si è rivolto alla Corte Europea, ottenendo una udienza orale nel novembre 2020: affidandosi alla sentenza Elliott, egli chiede il libero accesso alle Norme Armonizzate per tutti i cittadini dell’Unione Europea. La risposta è attesa entro maggio 2021 e dovrebbe fornire una chiara conclusione alla vicenda.
 

POSSIBILI SVILUPPI

Vi è quindi la possibilità che le Norme Armonizzate diventino liberamente accessibili a tutti gli attori del mercato, come costruttori e consulenti. D’altra parte, gli enti normatori andrebbero a perdere una parte ingente dei loro guadagni (gli enti ricevono anche contributi economici europei per ogni norma a loro richiesta dalla Commissione).


Una recente modifica all’iter di creazione delle norme potrebbe in ogni caso modificare lo scenario. Da alcuni anni la Commissione non si interfaccia direttamente con gli enti normatori, ma utilizza dei consulenti, gli HAS Consultant (HArmonised Standard Consultant), come intermediari, in fase di sviluppo della stessa, per verificarne l'idoneità rispetto ai RESS della Direttiva. Questo cambiamento sta generando ritardi nella pubblicazione delle norme, che devono affrontare lunghi periodi di attesa tra la loro redazione finale e l’approvazione. Per questo motivo gli enti normatori sembrano non volere più sottoporre le proprie norme alla Commissione (parliamo di norme di tipo C, riguardanti modelli specifici di macchinari), e anzi vorrebbero fossero escluse dal computo delle Norme Armonizzate quelle già presenti. L’esclusione di queste norme dalle Norme Armonizzate le allontanerebbe ulteriormente dalla legislazione europea, escludendo qualunque possibilità di renderne gratuito l’accesso.


Se quindi il caso Elliott ha aperto alla possibilità di avere l’accesso gratuito alle norme, gli ostacoli su questa strada son ancora molti e non è detto che questo scenario si realizzi.

Sicurezza nella robotica collaborativa

Non esiste un "robot collaborativo". Questa è una delle prime dichiarazioni di chi lavora nella robotica collaborativa. Il motivo è che un robot può essere progettato per un compito collaborativo, ma è l'applicazione che rende il "robot collaborativo". Lo standard di riferimento per l'applicazione collaborativa è ISO / TS 15066: 2016 - ROBOT E DISPOSITIVI ROBOTICI - ROBOT COLLABORATIVI Lo standard sarà incluso nella nuova edizione di 2 importanti standard sui robot: ISO 10218-1: Robotica - Requisiti di sicurezza per i sistemi robotizzati in ambiente industriale - Robot ISO 10218-2: R